Home » Notizie » Napolitano non vuole il Pm anti ‘ndrangheta e Renzi lo elimina

nicola-gratteriNapolitano non vuole Nicola Gratteri come guardasigilli, e Renzi lo fa fuori dalla sua squadra di Governo.

Era uno dei nomi sicuri quello di Nicola Gratteri, indiscussa figura della guerra alla ‘ndrangheta, tutto sicuro fino a quanto Matteo Renzi non è andato a colloquio con Napolitano e dopo quel momento il nome di Nicola Gratteri è sparito dalla lista degli uomini del nuovo governo Renzi. Il nome che inizialmente era sulla lista è stato eliminato senza commenti successivi da parte di Matteo Renzi.

Il posto di Guardasigilli è stato assegnato da Matteo Renzi ad Andrea Orlando, che poco e niente ha fatto contro la criminilità organizzata nel nostro paese fino ad oggi, in quanto è stato solo membro della commissione antimafia ma non ha mai avuto nessun ruolo attivo nella guerra al crimine.

Non son oovviamente mancate reazioni da parte sia di politici, sia dei pochi giornalisti liberi che restano in Italia, in effetti dopo la distruzione delle intercettazioni stato-mafia riguardanti Giorgio Napolitano e Nicola Mancino, questo è un altro bruttissimo segnale da parte dell’attuale Presidente della Repubblica.

Tra i commenti che abbiamo deciso di pubblicare ci sono quelli di Peter Gomez, direttore de Il Fatto Quotidiano che si esprime piuttosto duramente sulla vicenda avvenuta:

 Oggi, nel mondo alla rovescia dei ladri e della Casta, a venir depennato all’ultimo momento dalla lista ministri, è Nicola Gratteri, stimato magistrato antimafia, la cui colpa principale è quella di aver sognato di poter far funzionare la giustizia anche in Italia . Gratteri resterà in Calabria. E per la gioia della ‘ndrangheta, delle consorterie politico-mafiose e dell’Eterno Presidente, Giorgio Napolitano, in via Arenula ci finisce l’ex ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, celebre per aver chiesto l’abolizione dell’ergastolo e proposto l’abrogazione dell’obbligatorietà dell‘azione penale.

 È il segno più evidente di come il rottamatore Matteo Renzi prosegua imperterrito nella distruttiva opera di auto-rottamazione e di demolizione del sogno di cambiamento che aveva rappresentato per molti italiani. Una stolta manovra iniziata con il tradimento e il successivo brutale accoltellamento politico del mediocre Enrico Letta, a cui il nuovo premier aveva più volte pubblicamente e bugiardamente assicurato lealtà.

 Certo, sull’esclusione all’ultimo minuto di Gratteri in molti vedono le impronte digitali di Napolitano. Il presidente del secondo paese più corrotto d’Europa, noto per aver lesinato solo i moniti in materia di legalità della politica, ovviamente esclude ogni responsabilità. Resta però da spiegare come mai, stando a quello che risulta per certo a Il Fatto Quotidiano, al magistrato fosse stato assicurato il dicastero solo pochi minuti prima della salita di Renzi al Colle. E perché Napolitano, pubblicamente, abbia poi tenuto a precisare – con una sorta di excusatio non petita – che tra lui e Renzi non era avvenuto nessun “braccio di ferro” sulla lista dei ministri.

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Oltre il commento del direttore Peter Gomez, anche Sergio Bettelli del Movimento 5 Stelle non ha usato mezze misure nel commentare l’accaduto su Facebook.

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